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Rocca San Giovanni

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Rocca San Giovanni, sul suo colle roccioso a 155 metri che si erge tra le foci del fiume Sangro e del torrente Feltrino, sembra tuffarsi nell’azzurro mare Adriatico. Le colline di questo paese infatti si estendono fin sulla costa, solcate come sono da numerosi valloni, giungendo alle piccole spiagge, insenature, scogli e fondali profondi quanto basta per creare paesaggi particolari e suggestivi. Il tutto fa da cornice agli splendidi trabocchi, rudimentali costruzioni utilizzati per la pesca, divenuti oramai beni storici da conservare e da studiare.

Non sono finite qui le bellezze di questa terra poiché c’è ancora da ammirare la ricchezza dei boschi, sviluppati nelle profonde insenature costiere, che caratterizzano le diverse aree verdi, consentendo così ai 2373 abitanti, ma anche a tutti gli amanti della natura, di effettuare delle salutari passeggiate godendo dell’ombra nelle calde giornate estive, o approfittando della festa patronale di San Matteo Apostolo, il 21 settembre, per assaporare i primi profumi autunnali.

Rocca San Giovanni estesa per una superficie di 21,47 kmq, è caratterizzata in gran parte da una fiorente agricoltura (1250 ettari sono occupati da vite), e da nuove aziende commerciali ed artigianali ubicate soprattutto nelle vicinanze del casello autostradale.

Per la ricostruzione storica del paese è doveroso premettere, prima di affrontare il discorso, l’importanza che riveste la vicina Abbazia di San Giovanni in Venere. La Rocca, sorta a difesa di quest’ultima, prende il nome del santo titolare del convento; ecco spiegata l’origine del suo nome. Rocca San Giovanni, di chiara impronta medioevale, viene menzionata, con il toponimo “Rocca”, per la prima volta in un documento del 1° marzo 1047, e più precisamente in un diploma firmato dall’imperatore Enrico III per il monastero di S. Giovanni in Venere. Oderisio I, allora abate, nel 1076 fortificò il piccolo nucleo di case per la difesa degli abitanti e dei monaci del monastero, includendovi una chiesa dedicata alla Vergine Maria e a San Giovanni Battista, attribuendogli il nome di “Rocca di San Giovanni in Venere”.

A Oderisio II, nel 1200, si devono invece l’allargamento dell’abitato con la costruzione di mura più estese e imponenti per accogliere gli abitanti sparsi nei casolari nei momenti di pericolo, la costruzione di tre torri, presenti tuttora nello stemma del comune, per l’avvistamento dei nemici, l’erezione della chiesa parrocchiale e la concessione dello statuto per regolare la vita civile all’interno del paese. A testimonianza di queste preziose opere restano la Chiesa parrocchiale intitolata a San Matteo Apostolo di stile romanico a tre navate, impreziosita all’interno da singolari colonne basse che sorreggono archi gotici a sesto acuto, la Torre campanaria, chiamata “Torre di S. Angelo”, che costituiva una delle tre torri, alcuni ruderi della cinta muraria che comprendono un’interessante torre d’angolo a basi tronco coniche capovolte e una copia, riesumata dall’Archivio di stato di Roma, dell’antico statuto del 1200. Oderisio II è uno dei migliori abati del Monastero e per i suoi meriti diviene persino cardinale; la sua opera benefica assicura a Rocca un lungo periodo di pace e di benessere interrotto solo nel 1346 da un’infausta lotta con la vicina Lanciano che, fallendo nelle sue intenzioni di espugnare il castello e catturare l’abate, dà vita ad una lunga serie di rappresaglie. A queste disgrazie seguono anni più o meno floridi per il piccolo paese fino a giungere agli anni più recenti in cui dobbiamo ricordare il senso di patriottismo e di libertà che ispira i Roccolani a partecipare alle lotte e alle speranze di vedere un giorno la patria libera e grande; giorno che giunge nel 1860 quando Rocca e tutto il territorio del Regno di Napoli si unisce alla patria comune. In quegl’anni, ed esattamente nel 1862, ha inizio la costruzione del palazzo municipale di stile medioevale, resistito persino all’orrore e alla distruzione portata dalla Guerre Mondiali, che ancora oggi rimane uno dei più belli della Provincia di Chieti.

Non solo di Rocca San Giovanni, ma un po’ di tutto il territorio frentano è questa appetitosa ricetta tradizionale che richiede un notevole intervento dell’olio extravergine di oliva, localmente tutelato dalla D.O.P. Colline Teatine.

 

Ultimo aggiornamento ( Venerdì 23 Luglio 2010 11:47 )