
Vacri è un gioiello di architettura medievale incastonato, a 315 metri di altezza, sul colle che s’innalza a spartiacque tra il fiume Foro e il fiume Dendalo.
Le sue origini parrebbero essere molto antiche: frammenti di terracotta rinvenuti insieme ad altri reperti provenienti dalla decorazione architettonica di un santuario italico il località Porcareccia, fanno risalire a un’antica presenza datata III e II secolo a.C., mentre alcune statuette in bronzo rappresentanti Ercole, il potente Herakles dei greci, sono state datate al V-IV secolo a.C. Altri studi effettuati sul territorio hanno permesso di aprire un sito archeologico che ha riportato alla luce i resti di due edifici templari, dove il recupero di “iscrizioni votive” fa risalire la data al III e II secolo a.C.
Unici e singolari sono i ritrovamenti dei sigilli della “Universitas Vacri” risalenti all’800, che identificano una comunità non sottoposta a vincoli feudali. Notizie certe del paese si hanno a partire dal 1056, anno in cui viene citato come “Bacri di Teate”, mentre nel catalogo Baroni del 1173 si parla di “Bacrum”, nel 1507 di “Bacru”, e infine “Vacri” nel 1575. Dal 1400 fu feudo dei Furlani per appartenere poi alla città di Chieti, ai Caracciolo, ai Torricelli ed infine ai potenti feudatari locali, i Valignani.
Dalla piazza centrale di Vacri, dedicata a Vittorio Emanuele, si può ammirare a nord-ovest l’imponente catena del Gran Sasso d’Italia e i monti della Laga, a sud-ovest il massiccio della Maiella coi monti del Morrone, ad est un ampio scorcio della costa teatina e a sud, la catena degli Appennini centrali, quello Abruzzese, che mette in contatto la valle del Sangro con quella del Volturno. Dalla piazza di Vacri si possono ammirare anche i copiosi e ordinati vigneti, gli uliveti che si colorano d’argento quando soffiano impetuosi il Levantino e lo Scirocco, e i frutteti, che arricchiscono con la loro alternanza di colori le sinuose colline.
Gli abitanti di Vacri celebrano la seconda domenica di maggio un’importante festa dal profilo storico-religioso: il Pellegrinaggio al Santuario della Madonna delle Grazie. E’ una delle tante tradizioni popolari ancora vive sul territorio, un pellegrinaggio che si perpetua ormai da quattro secoli, che vede partire dal comune di Vacri una imponente folla, preceduta da una ragazza vestita in bianco. La folla si avvia, ordinata e silenziosa portando il quadro della Madonna, per giungere molti chilometri più a valle, a Francavilla al Mare. A testimonianza di questa tradizione vi è un dipinto raffigurante Maria Santissima delle Grazie datato 1643. La tela è custodita, all’interno della Chiesa parrocchiale di San Biagio, in una omonima cappella, con altri dipinti come quello della “Natività”, ad opera di Giovanni Battista Rusconi e risalente al 1587, recante lo stemma della famiglia Torricelli. .





