Città del vino d'Abruzzo

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Vittorito

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Situato nella Valle Peligna, piana che domina il basso corso del fiume Aterno, con una popolazione di 1193, una superficie di 14 kmq ed un’altitudine di 377 metri, Vittorito è al centro di una serie di aree protette che fanno da cornice ad un paesaggio suggestivo ed incantevole. Ai piedi del paese, infatti, regnano canneti, pioppi, salici, frassini, sambuchi e luppoli, dimora del notevole patrimonio faunistico composto da ricci, lepri, volpi, fagiani,

aironi, pettirossi e, tra le acque del torrente, trote e barbi appenninici. Nella parte più a nord dell’abitato, invece, si sviluppa un profumato bosco di pini, aceri e lecci, che si estende dal monte Mentino al monte Castellano, ed offre un bellissimo paesaggio dominato dal “Belvedere Peligno” da cui si può godere di un vasto panorama che abbraccia le “gole di Popoli”, l’impervia montagna del Morrone fino alla stupenda Valle di Pettorano sul Gizio.

 

Di origine antichissima, il centro partecipò alla guerra sociale contro Roma (91 a.C.). I resti del castello medioevale del XII secolo ed i tanti reperti archeologici di epoca romana, sono un’importante testimonianza delle antiche origini di questa cittadina, equidistante da Corfinio e da Raiano. Sul suo territorio, già abitato in epoca romana, prende forma l’attuale abitato del periodo medioevale, epoca nella quale il centro sorgeva più a nord rispetto al luogo attuale. Il motivo che originò tale scelta, furono le esigenze strategico-difensive nei confronti dei Normanni che risalivano la Valle del Pescara. Il nome Vittorito prende origine dall'antico Vicus Turritus, primitivo insediamento dell'anno 1000 che va a costruire il nucleo medioevale cui si addizioneranno le espansioni del XIV e XV sec. Il borgo, infatti, era disposto a forma di triangolo isoscele con il vertice in alto, rappresentato appunto dalla torre, di cui rimangono i resti e che svolgeva funzione di avvistamento (in questo periodo il paese faceva parte di un sistema di fortificazioni che comprendeva i castelli circostanti). La base, invece, era rappresentata dalla cortina di case, oggi uniche vestigia dell’antico borgo, dove si apre la “Porta da Piedi”. Situata a qualche centinaio di metri dal centro abitato, sulla via campestre che scende giù verso l’Aterno, si trova la “Fonte da Piedi”, costituita da due ampie nicchie con arco a sesto acuto in pietra che costituiva la fontana da cui, fino a una sessantina di anni fa, si attingeva l’acqua che veniva trasportata in paese nelle conche, portate sul capo dalle donne. Nell’Ottocento la popolazione si è spostata più a valle, dove fin dall’antichità, vi sono stati insediamenti umani, testimoniati dai resti di numerose “villae rusticae” rinvenute nelle contrade.

 

La vera epoca di espansione i Vittoritesi l’hanno conosciuta tra il XIV e il XV secolo. E proprio di quell’epoca sono la Chiesa Madonna Del Borgo (XIV sec.), che conserva preziosi affreschi e stucchi risalenti all’inizio del XV secolo e la chiesa di San Michele Arcangelo (XV sec.), risultato di un ampliamento di una chiesetta più antica (IX-X sec.) a sua volta costruita su un tempietto italico risalente, probabilmente, al II secolo a.C. e del quale sono venuti alla luce resti di un podio in seguito a lavori di restauro. Più recente, invece, è la chiesa di San Rocco, edificata dagli abitanti di Vittorito nel 1837, come ringraziamento al Santo per essere stati preservati dalla catastrofe del colera. Nell’ultima decade del Novecento, infine, è stato realizzato nella piccola chiesa un bel portale in bronzo.

 

A questo proposito va ricordato che le feste patronali si svolgono il 3-4-5 settembre in onore di S.Rocco e di S. Antonio, il 3 febbraio per S. Biagio e il 21-22 maggio, per la Madonna del Borgo Sin dalle origini Vittorito, favorito dalla particolare natura dei terreni e da un clima favorevole, è stato rinomato per la qualità del vino che costituisce ancora oggi la base della sua economia (quando si dice "è vino di Vittorito" lo si fa per vantare una tradizione che non si è alterata con il passare del tempo), sorretta anche da una buona produzione di olio extravergine di oliva affidata ad una cooperativa locale e dall’attività di un ombrellificio nel quale sopravvivono antiche tecniche artigianali.

 

Anche se siamo solo a 400 metri d’altezza, a Vittorito siamo già in “montagna”: sia dal punto di vista climatico (d’estate le sere sono fresche concedendo un confortevole ristoro ai molti villeggianti), sia dal punto di vista economico-culturale. Dalla cultura della montagna e dalle sue produzioni arrivano i componenti base di una delle ricette più tradizionali di tutto l’Abruzzo: “'Ngorda sotto a iu cuoppe” (patate cotte sotto la brace del caminetto). Non va dimenticato infatti, che alla coltivazione del grano duro e tenero, utilizzato soprattutto per fini commerciali, la famiglia contadina abruzzese affiancava quella del granturco, meno richiesto dal mercato e quindi più economico, utilizzato per l'alimentazione ordinaria della famiglia. Ma sugli altipiani dell'Abruzzo interno, si è sempre portata avanti e si è conservata ancor oggi favorita dalle condizioni climatiche, la produzione del farro, dei legumi (ceci e fagioli) e, specialmente, delle preziose “patate degli Altipiani”. Queste patate, che hanno la caratteristica di tener bene la cottura senza sfarinarsi, vengono preparate nei mille modi che la cucina italica ha messo a punto nei secoli, ma trovano la loro massima espressione in questo tipo di cottura che fa mantener loro tutta la fragranza e la consistenza del tubero. Una volta cotte le patate possono essere scortate da qualsiasi sugo o salsa, ma possono essere servite calde, accompagnate semplicemente da olio, burro o altri grassi. Vittorito sembra essere comunque la patria dei “grandi” dolci fatti con “piccole” cose. Eccone una breve, ma esauriente, rassegna.

 

Ultimo aggiornamento ( Venerdì 23 Luglio 2010 11:55 )